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già passato un mese dal ritorno dei nostri dal Campionato Europeo 1Metro
ad Arcos. I lusinghieri risultati conseguiti dai nostri sono in linea di massima
ormai noti a tutti, ma è comunque opportuno dare un breve resoconto di
come è andata.
Bravi ! Complimenti quindi a tutti i nostri timonieri
partecipanti a questa importante manifestazione ! La trasferta in terra di
Spagna è stata lunga, difficile e soprattutto molto faticosa. Dobbiamo
però dire che i nostri ancora una volta si sono comportati egregiamente,
come tutta Modelvela si aspettava da loro. Hanno fatto fronte alle numerose difficoltà
incontrate, portando anche a casa risultati in taluni casi veramente positivi. Come
detto in altre occasioni è stata questa la più nutrita partecipazione
italiana ad un Campionato Internazionale all'estero. Chi vi scrive non ha purtroppo
potuto partecipare, avendo dovuto dare forfait all'ultimo minuto per problemi
di lavoro. Questo breve resoconto è pertanto forzatamente di "seconda
mano", frutto dei contatti telefonici avuti, del racconto che molti dei partecipanti
mi hanno fatto, dell'analisi dell'andamento delle regate e dei risultati finali. I
RISULTATI DEI NOSTRI Iniziamo subito con i risultati eclatanti conseguiti dai
nostri. Franco Borin è salito per la prima volta sul podio, conseguendo
un brillantissimo 3° posto e mettendosi più volte in mostra fra i migliori.
La sua conoscenza tecnica e la sua risaputa spavalderia lo hanno spesso aiutato
a cavarsi d'impaccio in così difficili condizioni, quando è necessario
uscire dalla mischia e correre dei rischi per ottenere dei risultati. Borin, come
più volte detto, è un cavallo di razza, spesso irrequieto e nervoso,
ma capace di risultati sorprendenti. Se tenete poi conto che dispone ancora della
sua vecchia Ikona del 1999, anche se con nuovissime vele Banforth, potete immaginare
quanto rimarchevole sia il suo risultato. Bantock stesso ha affermato che con
un Topiko, e la nuova deriva, Borin avrebbe seriamente potuto vincere. Probabilmente
è vero, ma questo deve anche far riflettere su quanto l'Ikona sia ancor
oggi competitiva e quanto a volte sia inutile la sfrenata corsa di molti per avere
l'ultimo progetto uscito. Pierluigi (Pier) Puthod, dopo una prima fase a corrente
alternata che lo relegava al 16° posto, probabilmente dovuta anche alla nuova
barca velocissima ma non ancora perfettamente conosciuta, effettuava una rimonta
che lo portava a salire fino al 7° posto finale. La sua striscia di risultati
dalla 8° prova fino alla fine (17 prove totali) è nettamente la migliore
di tutti: se avesse avuto più fortuna all'inizio e maggior fiducia nei
suoi mezzi
!! Come hanno detto alcuni dei presenti, "quando il
Pier nazionale riesce ad esprimersi come sa non ce n'è per nessuno !",
e lo ha dimostrato in più di un'occasione. Il nuovissimo Topiko di Bantock,
la barca di cui disponeva da una settimana, è risultata un mezzo velocissimo
in tutte le condizioni, anche se ancora da mettere a punto e da migliorare. Stefano
Savelli, aggiuntosi alla squadra italiana per la defezione di Squillante, è
la vera positiva sorpresa per noi. Timoniere Modelvela da poco più di tre
anni, alla sua seconda esperienza internazionale, ha meritato un onorevolissimo
12° posto. A suo agio nelle agitate acque di Arcos, ma soprattutto a suo agio
fra le mille difficoltà di Giudici e concorrenti con la sua perfetta conoscenza
della lingua inglese, Savelli ha regatato ad altissimi livelli, soprattutto nei
primi giorni quando riusciva a stazionare con i primi e a risultare a lungo 4°.
Una maledetta squalifica, che a quanto ho sentito è stata quanto mai ingiusta
e frutto di un attacco personale del famigerato tedesco Sharmer, lo relegava purtroppo
in flotta B, dalla quale faticava per varie prove a venir fuori. Peccato per lui
e per il suo Italiko: terminava comunque in flotta A, riprendendosi il posto che
meritava. Tutti gli altri nostri timonieri, con alterne vicende e con infortuni
di vario tipo, si sono comunque comportati onorevolmente. Qualcuno era forse a
corto di preparazione, qualcun altro ha troppo sofferto l'internazionalità
della manifestazione, qualcun altro ha cercato di sopravvivere almeno per fare
una buona esperienza e per farne tesoro per la prossima volta. Chi ne ha fatto
"tesoro" più di tutti (per quanto gli è costato) è
certamente il buon Del Furia, che è tornato a casa con in macchina la barca
neo Campione Europea, il Topiko di Bantock appunto. IL RISULTATO COMPLESSIVO Ci
siamo comportati comunque benissimo anche come squadra. I migliori tre italiani
(Borin, Puthod e Savelli) come team sono secondi ai soli inglesi, come purtroppo
spesso accade. Ma questo ci deve inorgoglire, innanzitutto perché siamo
sempre lì, molto vicini e competitivi, eppoi perché altre nazioni
più blasonate di noi sono molto più indietro. Il primo dei Francesi
(Chapelot) è solo 16°, il primo degli Spagnoli (G.Beltri) è
8°, e così via. Anche a livello individuale dobbiamo essere orgogliosi
del meraviglioso 3° posto di Borin e del 7° di Puthod e del 12° di
Savelli. Pensate che il Campione del Mondo Trevor Binks figura al 14° posto;
il supercampione Martin Roberts (Campione uscente) è solo 11°; il due
volte Campione del Mondo della "M" Guillermo Beltri, come detto, è
solo 8°; il fortissimo Croato Kovacevic, coriaceo timoniere sempre ai vertici
della classe, è solo 10°. Positive sorprese invece per il citato
tedesco Sharmer, antipatico e coriaceo ma dotato di una barca sorprendente, costruita
in legno in casa, con albero in legno e vele trasparenti, e per il vecchio campione
norvegese Klem, finalmente ai vertici anche nel Metro, come gli spetta, con un
Kokatoo che gli ha dato le giuste chance per ben figurare. Cosa dire degli
altri ? Bantock, come al solito, ha regatato da par suo, con grande concentrazione,
lungimiranza, prudenza e sagacia tattica. Non perfettamente a suo agio con una
barca nuovissima, come detto, ha iniziato quasi in sordina, senza particolari
exploit, ma con la sua solita tenacia che lo ha portato a risultare sempre primo,
mai seriamente insidiato come punteggio, e a vincere un titolo internazionale
dopo cinque anni. Siamo molto felici per lui, sia perché lo consideriamo
ormai un amico, sia per le vicissitudini che ha superato negli ultimi anni. Inoltre,
per uno strano caso di problemi di stazzatura, Bantock ha corso il Campionato
con la sigla ITA sulla randa, e quindi possiamo dire che finalmente una barca
italiana ha vinto l'Europeo. Stollery, come spesso ultimamente, è stato
il più agguerrito potenziale aspirante alla vittoria, fiero antagonista
di Bantock fin dalle prime battute. Un altro inglese fortissimo, ma forse, a mio
modo di vedere, il più forte talento naturale apparso sulla scena dai tempi
del francese Jahan. Ricordo Peter Stollery, figlio del famosissimo genio Roger,
quando vinse il Campionato del Mondo juniores della M a Berlino nel 1988, e come
molti già allora predicessero per questo imberbe ragazzino dai capelli
rossi un luminoso futuro. Non è un campione completo come Bantock, non
ancora almeno, ma come sapienza e tattica è forse ancora più geniale. LE
NOTE DOLENTI Le note dolenti, a quanto pare e da quanto ho sentito da varie
fonti, vengono purtroppo da altre parti. Pare infatti che il posto fosse bellissimo,
ma poco adatto al livello della competizione per venti e stagione scelta. L'organizzazione
era ad altissimi livelli, ma purtroppo ha tribolato non poco con avverse condizioni
atmosferiche e forse con un po' di inesperienza. La Giuria (e gli arbitri), anche
se pure questa a livello adeguato, ha purtroppo sofferto le condizioni generali
(campi difficili da posizionare), l'elevato numero di concorrenti (oggi tutti
agguerriti e vogliosi di emergere) e soprattutto la poca abitudine al sistema
dell'arbitraggio, che per giunta viene adottato in modalità diversa che
in Italia, con molte complicazioni non utili a nessuno (quanti rimpianti per il
nostro validissimo e spesso vituperato Fulvio Becagli !!!). Fatto sta che i
più hanno sofferto non poco per salti di vento, linee di partenze sbagliate,
giudizi arbitrali non giusti, confusione generale disarmante, scarsa possibilità
di mostrare al meglio le proprie potenzialità, enorme difficoltà
a rimanere concentrati per esprimersi come si deve. Ho imparato negli anni
cosa significhi tutto ciò. Ma ho anche imparato che le difficoltà
sono le stesse per tutti, e non serve a nulla invocarle come giustificazione di
un cattivo risultato. Al contrario: ci sono alcuni che le affrontano in un modo
e altri che le superano diversamente. Sappiamo che noi italiani abbiamo uno spirito
diverso (dagli inglesi per esempio), ma dovremmo ormai imparare ad affrontare
in modo differente e più positivo questo tipo di avvenimenti a questi livelli.
Qualcuno lo ha già capito, gli altri faranno meglio la prossima volta grazie
alla loro esperienza. Mario Jorini
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